Donne che non tremano, una mostra dedicata alla forza femminile durante il terremoto
March 8, 2013 |
I volti e le storie di un terremoto che ha stravolto la vita di un’intera popolazione sono il cuore del progetto “Donne che non tremano”.
Attraverso lo sguardo e l’esperienza di una giornalista e di un fotoreporter saranno proposti immagini e racconti che testimoniano il coraggio delle donne dell’Aquila. L’iniziativa, a cura della giornalista di Sky TG24 Ilaria Iacoviello e del fotografo Gianpiero Corelli, con il patrocinio del Comune dell’Aquila, si propone di puntare ancora i riflettori sul sisma che nel 2009 ha sconvolto l’Italia e le cui ferite non sono state sanate.
Dall’esperienza di Iacoviello, arrivata all’Aquila all’alba del 6 aprile 2009 e rimasta nella città martoriata per mesi, sono nate, come lei stessa ha sottolineato, “storie di vita e di amicizia, percorsi che ho voluto narrare e sintetizzare attraverso scrittura e immagini”. Da qui un racconto incentrato su oltre trenta interviste, contenuto in un cofanetto pubblicato da Danilo Montanari Editore e corredato dalle foto del fotografo Gianpiero Corelli.
Storie che fanno parte anche della mostra al Ridotto del Teatro Comunale, grazie alla disponibilità ell’Istituzione Sinfonica Abruzzese. L’allestimento resterà aperto al pubblico fino al 7 aprile, abbracciando la ricorrenza del quarto anniversario dal sisma.
Donne che non tremano. I volti e storie dell’Aquila
Scrive Ilaria Iacoviello: «La prima immagine che ho del terremoto è quella di una donna. Avrà avuto settant’anni. La incontro la sera del 6 aprile. Piazza D’Armi non è ancora la grande tendopoli che diventerà nei mesi successivi. C’è un silenzio irreale, ma sopratutto un freddo pungente. Lei mi si avvicina, ha una coperta sulle spalle, trema. Poi mi dice: “Ho bisogno di medicine perché soffro di cuore. Sa dove posso trovarle?”. Quella donna non l’ho più incontrata. Ma quegli occhi me li ricordo ancora.
Dal 2009 è stato scritto di tutto su L’Aquila. Un interesse che oggi a livello nazionale sembra essersi quasi esaurito. Se non fosse per gli anniversari o le scosse che continuano ad allarmare la popolazione. Ecco allora che si riaprono i taccuini e si cercano i numeri di telefono, si fanno bilanci su cosa è stato o non è stato, su chi è buono o cattivo, su chi è rimasto o se ne è andato. Nel nostro racconto non troverete nulla di tutto questo. Troverete solo le testimonianze di chi ogni giorno vive dentro la storia de L’Aquila: donne, mogli, madri che nei loro rispettivi campi inseguono una quotidianità che continua a sfuggire, arrabbiandosi, angosciandosi, ma sperando che prima o poi qualcosa possa cambiare.
Perché scegliere le donne? La verità è che è stato un percorso naturale. Forse “predestinato. Come quello che mi ha fatto rincontrare, dopo dodici anni, Gianpiero Corelli. Ravennate come me, entusiasta come me. Lavoravamo in un quindicinale. Io scrivevo, lui fotografava. Ci siamo persi di vista per poi ritrovarci due estati fa ad Herat, in Afghanistan.
Da quell’incontro è nato questo progetto. Lui aveva già realizzato diversi reportage, era da anni impegnato a fotografare l’universo femminile e voleva documentare la storia del terremoto che gli avevo raccontato. Da parte mia, il desiderio di descrivere quanto avevo visto e vissuto. Ci avevo provato più volte, senza mai trovare la chiave giusta. Ma sapevo che le parole che mi interessavano erano tenacia e determinazione, speranza e rinascita.
Da lì a “Donne che non tremano” il passo è stato obbligato. Spazio dunque alle emozioni che le immagini meglio di qualsiasi altra parola posso trasmettere. Immediate e sincere. Emozioni che abbiamo vissuto in una fredda settimana di gennaio con la neve che non ci dava tregua. Capendo le ragioni dell’architetto Alessandra Tacchin nel dire: “L’Aquila è una città che non conosce vie di mezzo. O non ti dice nulla, o ti fa emozionare e ci resti legata per sempre”. Se c’è un destino che mi ha fatto incontrare di nuovo Corelli, forse c’è anche un destino che mi ha portato a L’Aquila. Un percorso personale e professionale in cui ho trovato non solo persone da intervistare, ma anche amici veri.
Le chiacchiere al bar di Natalia Nurzia, il bicchiere di vino alla cantina del Ju Boss, la passeggiata alla Villa Comunale o alla Basilica di Collemaggio sono diventati appuntamenti ormai fissi nei miei viaggi aquilani. Viaggi che molto spesso mi hanno fatto commuovere ripensando alla grinta di chi, pur avendo perso tutto, si sforza di sorridere guardando al futuro. “Jemo ’nnanzi”, “andiamo avanti”, dicono gli aquilani in un dialetto che non riesco ancora a pronunciare. Orgogliosi e gelosi di quell’amore profondo che li lega alla loro terra. Ed è proprio quell’orgoglio che vogliamo raccontare: un piccolo tributo a chi non c’è più e a chi è rimasto. Un piccolo tributo a chi, nonostante tutto, a L’Aquila continua a crederci ancora».
Il Blog di Giampiero Corelli


